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COME SI FORMA LA NEVE
Perché si formi servono anche dei granelli di polvere
09/02/2014
Renato Zanolli

Neve in montagna in quantità, pioggia in pianura con fiumi straripanti che invadono case e campagna, è la cronaca degli ultimi giorni di gennaio e i primi di febbraio 2014, e ancora il maltempo prosegue senza tregua.

In montagna a 1224 m (Cortina d’Ampezzo-Carnia) la coltre caduta misura circa 3 metri. Alcuni tetti degli antichi fienili non hanno retto, dopo secoli di onorato servizio hanno ceduto. Obbligatorio spalare la neve dai tetti. Nelle abitazioni gli armadi a muro quando aperti non si schiudono più a causa del peso della neve sul tetto. Al rifugio Averau 2416 m (gruppo Cinque Torri Cortina), venerdì scorso (31 gennaio) ogni 20 minuti cadevano fiocchi di neve grandi come foglie formando uno spessore alto 30 cm di soffice manto.

Ma come si forma la bella e temuta neve?

I fiocchi di neve visti al microscopio sono dei veri capolavori, sembrano veri gioielli, diademi, ideati dai più bravi orafi. Con forme complesse un po’ esotiche sono formati essenzialmente d’acqua ghiacciata. Ma pur sempre acqua. I cristalli di neve sono gli elementi più piccoli di quel manto bianco che, in certi periodi dell’anno, arriva a coprire il 23-25% della superficie terrestre.

Perché si formi la neve non basta però soltanto un po’ di vapore acqueo e un gran freddo, ci vuole anche la polvere. Infatti, le molecole d’acqua allo stato gassoso presenti nell’atmosfera si legano l’una all’altra formando una struttura solida e ordinata, in altre parole il cristallo, ma il processo produttivo avviene solamente se c’è un granello di polvere che innesca che lo innesca.

Dunque, per ottenere la neve è necessario: temperature sotto zero un buon tasso d’umidità e un granello di polvere le cui le molecole d’acqua possono aggrapparsi le une alle altre, ed ecco formarsi il cristallo di neve che, all’inizio del suo formarsi, ha l’aspetto di una piccola colonna a base esagonale. In seguito catturando altre molecole d’acqua il suo aspetto cambia rapidamente assumendo infinite geometrie che si osservano molto più in altezza che in larghezza, infine si trasformano in una sorte d’ago.

Ogni cristallo di neve ha una propria storia. Un cristallo di neve che nasce in un punto dell’atmosfera povero d’umidità e con una temperatura compresa tra -20 e -30 gradi C, assume la forma di un prisma esagonale. Se però nel suo viaggio attraverso le nubi s’imbatte in una zona più calda tra i –10  e i –20 gradi C, allora tende ad appiattirsi. Se si addentra in una zona d’umidità sviluppa della ramificazioni tipiche dei detriti.

Per questa ragione non esistono due cristalli di neve gemelli e simili. In un cristallo di neve vi sono un miliardo di miliardi di molecole d’acqua. Le loro aggregazioni per quanto determinata dalla temperatura e umidità, sarà in gran parte imprevedibile e differente di volta in volta.

I fiocchi di neve tecnicamente altro non sono che l’unione di molti cristalli che possono arrivare a misurare anche alcuni centimetri. Mentre un cristallo può misurare soltanto un diametro di 150 millesimi di millimetro.

I ricercatori non hanno ancora risolto alcuni misteri come il meccanismo che regola l’accrescimento dei cristalli. Non è ben chiaro perché le molecole di vapore acqueo si aggreghino al cristallo esistente, privilegiando secondo la temperatura e dell’umidità le pareti del prisma, le sue basi o i suoi spigoli.

Al di la del fatto tecnico la neve offre sempre un gran fascino, crea l’atmosfera delle feste, la voglia di rimanere al tepore del fuoco.

Per osservarli bene sono sufficienti poche cose: a) un panno di velluto nero per posarci sopra alcuni fiocchi di neve: b) disporre di una lente che permetta di ingrandirli per ammirarli nei dettagli; c) una lampada che illumini la scena.

Ma attenzione: la lampada non dovrà trovarsi vicino ai fiocchi di neve, potrebbero sciogliere come neve al sole.

 
 
 
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